La felicità del cactus

La felicità del cactus

“Io mi definisco una donna autonoma e piena di risorse. Ciò che mi manca in termini di relazioni personali e familiari è più che compensato dalla mia ricca vita interiore, infinitamente più stabile e sicura”. Ecco chi è Susan Green, la protagonista de “La felicità del cactus”. Una donna che ha deciso di essere “completamente autonoma da un punto di vista emotivo e finanziario” in modo tale da non essere ferita. Dipendere da un’altra persona significa poter essere delusi, quindi meglio essere “padroni della propria vita” senza dover rendere conto e ragione a nessuno.

Susan non si fa avvicinare da nessuno e anche il lettore, all’inizio, fa fatica a entrare in empatia con il personaggio, esattamente come sarebbe potuto succedere nella vita di tutti i giorni. Susan racconta la sua storia in prima persona, senza arricchirla o senza fronzoli, e spesso dice e fa le cose in modo perfettamente “razionale” ma la vita non può essere programmata. La morte della madre e l’aver scoperto di essere incinta ribalteranno ogni certezza (o quasi).

Anche in questo caso, Sarah Haywood ha usato uno stretagemma narrativo davvero molto interessante: la trasformazione di Susan avviene contemporaneamente sia dal punto di vista fisico che emotivo. La seguiremo dal terzo mese di gravidanza in poi, fino al parto: sei mesi in cui il cambiamento sarà lento, impercettibile, inarrestabile. .

Penna:⭐️⭐️⭐️
Storia: ?
Empatia:⭐️⭐️⭐️